EZIA TOBANELLI

Ezia (Lucrezia era il nome completo) Tobanelli nacque a Volciano, frazione di Roè Volciano (Brescia) il 3 settembre 1941 da Paolo e Maria Gorini, operai.
Il padre lavorava nell’acciaieria Falck di Vobarno, la madre nel cotonificio De Angeli di Roè Volciano.
Sin da piccola Ezia aveva manifestato una passione innata per il canto: già all’asilo suor Enrica Pellegatta aveva intuito l’estro di Ezia e, accompagnandola al pianoforte, aveva iniziato a farla cantare.
A soli sette anni iniziò ad accusare alcuni disturbi alle ossa, accompagnati a delle febbri particolarmente alte. Il prof. Pagani Cesa, dell’ospedale dei Bambini di Brescia, presso il quale era in cura, temeva che Ezia potesse subire dei danni permanenti e muoversi soltanto con la sedia a rotelle.
Fortunatamente questi disagi sparirono e sopraggiunse un’insperata guarigione che Ezia spiritosamente attribuiva al vino portatole dagli zii, da lei bevuto di nascosto con molto zucchero.
Dodicenne, continuando a esercitarsi con l’aiuto di suor Enrica, si esibì pubblicamente come soprano, per la prima volta, nell’operetta sacra L’apparizione di Lourdes, rappresentata due volte con grande successo nell’oratorio di Roè Volciano nel 1953.

Ezia continuò comunque gli studi di maestra elementare, non dimenticando però la sua grande passione per la musica che la portò ad essere seguita dal Maestro Dordoni.
Ezia continuò gli studi e si diplomò nel 1959 come maestra elementare presso l’istituto Sant’Orsola di Salò, anche se non esercitò mai questa professione per inseguire una carriera artistica. Fu seguita, sedicenne, dapprima dal maestro Luigi Dordoni, che notò i toni lirici della sua voce, le insegnò due romanze (O mio babbino caro di Puccini e Io sono l’umile ancella di Cilea) e la fece partecipare a un concorso a Cremona, che fu vinto dalla giovane Ezia.
Coltivava, in quegli anni, i suoi studi musicali con assoluta dedizione e impegno personale: non potendo essere seguita dai genitori lavoratori, si recava da sola a Milano per acquistare gli spartiti necessari e per tre sere alla settimana cantava con il trio di Italo Rusinetti (chitarra), Tullio Ruffini (pianoforte) ed Ennio Rodella (mandolino) presso la pasticceria Vassalli di Salò e il sabato sera con il fisarmonicista Camillo Flocchini, presso l’hotel Milano a Toscolano Maderno.

Nei mesi estivi degli anni 1957, 1958, 1959 e 1960 trascorreva dei lunghi periodi in Svizzera, presso lo zio Giuseppe, dove continuava a esibirsi in un piano bar cantando brani di musica leggera in lingua italiana, francese e inglese che le erano stati insegnati dal maestro Vittorio Buffoli. In seguito al diploma accettò, per finanziare i suoi studi artistici, un lavoro come rappresentante di cosmetici per conto di un’azienda veronese.
Nel 1962 si iscrisse all’Istituto Musicale per la Lirica di Brescia dove fu seguita dal maestro Facchinetti e dal tenore Ceccarelli. Quando quest’ultimo si trasferì al conservatorio Verdi di Bolzano, nel 1964, la portò con sé.
A Bozano si diplomò nel 1969, vincendo una borsa di studio, ed ebbe come compagna di studio la brescianaFulvia Conter.
Gli studi di Ezia Tobanelli proseguirono a Mantova con il maestro Ettore Campogalliani e in quella città, nel 1970, vince il concorso lirico.
L’anno successivo  il Maestro Campogalliani la inviò con una lettera di presentazione ad un’audizione al Teatro Donizzetti di Bergamo e al Teatro alla Scala di Milano, dove però Ezia non si presentò mai. Sono rimaste alcune lettere a testimonianza della sua affezione nei confronti dell’operetta e della sua avversione al genere tragico: il maestro Campogalliani avrebbe voluto che lei si cimentasse con La traviata e Tosca, ma Ezia amava divertire e allietare il pubblico e nel 1972 ebbe l’occasione di iniziare a lavorare nella Compagnia italiana di operette del pisano Sergio Corucci.
La sua bellissima ed espressiva voce naturale era legata a una presenza scenica notevole, che le permise di distinguersi in svariati ruoli operettistici: Hanna Glawari nella Vedova allegra, Sylva Varescu nella Principessa della Czarda ed Elena nella Danza delle libellule sono solo alcuni dei personaggi interpretati da Ezia Tobanelli negli oltre duemila spettacoli che ella tenne nel corso della sua carriera, al fianco di artisti del calibro di Carlo Rizzo, Raffaele Pisu, Alvaro Alvisi,Wanda Berti, Alessandro Galluzzi, Pietro Garinei, Franco Artioli e Maria Ricci, esibendosi in tutti i teatri d’Italia e ottenendo sempre grandi consensi sia da parte del pubblico che della critica.
Negli anni dal 1973 al 1978, durante la stagione estiva, interpretava il ruolo di protagonista al teatro Kursaal di Montecatini Terme nella Vedova allegra, nella Czarda e nella Danza e dal 1975 al 1976 anche alla Bussola di Viareggio. Si esibì anche a Brescia, nel 1973 (Teatro Grande, La vedova allegra) e nel 1974 (Teatro Sociale,La principessa della Czarda).

Nel 1975 vinse il premio giornalistico “Città di Pesaro”, in una cerimonia trasmessa su Rai Uno, quale migliore interprete italiano di operette. Nella stessa occasione vennero premiati Mario Del Monaco per la lirica e per la musica leggera Mia Martini e Bruno Lauzi.

Nel 1977 entrò nella compagnia di operette di Carlo Vernassa, dedicandosi alle sue opere preferite: la Vedova allegra e la Principessa della Czarda.
Nel 1979 si recò in Svizzera, lasciando la compagnia per assistere lo zio Giuseppe, gravemente ammalato e nel 1980 entrò nella compagnia di Roberto Brivio, dove rimase un solo anno. In quel periodo volò in Portogallo, a Cascais, per esibirsi a Villa Italia a seguito di un invito del re Umberto II di Savoia, giuntole tramite il piacentino Gianni Ferrari, organizzatore di eventi internazionali.
Nel 1981 partecipò a numerosi concerti, sia in Italia che all’estero, molti dei quali per scopi benefici, esibendosi con Franco Ghitti, Elizabeth Smith, Mario Malagnini, Adelina Romano, Giovanni Andreoli, Gianni Ferrari e Gino Bettoni.
Nel 1982 le grandi compagnie di operette si sono sciolte a causa di problemi economici e di validi artisti.
L’unica compagnia a resistere, e tutt’ora presente, fu quella di Sergio Corucci ora seguita dal figlio Claudio, ma con scarsi risultati per i motivi sovraesposti.
Fino al 1987 tenne numerosi concerti in tutta Italia, con Oriè Tadamichi, Franco Ghitti, Flaviano Labò, Elizabeth Smith, Mario Malagnini, Aurora Banfi, Roberto Brivio, Gigi Franchini, Gino Bettoni, Antonio Bevacqua, Franco Tisi e Giovanni Andreoli.
Ezia cantò per ANTO (Associazione Nazionale Trapiantati Organi) al Teatro Grande di Brescia nel 1998, insieme a Doina Palade, Giuseppe Costanzo, Giuseppe Pollini, Gigi Franchini e al maestro Roberto Negri(pianoforte).
Tornò a esibirsi per la medesima occasione anche nel 1999, sempre al Grande, in uno spettacolo presentato daFebo Conti insieme a Giuseppe Pollini, Alberto Jelloni, Walter Donati con l’orchestra diretta dal direttoreMartini. Per ANTO Ezia Tobanelli cantò in spettacoli a fondo benefico in tutti i teatri della provincia di Brescia.
Dal 2000 al 2008 si esibì in vari teatri italiani con Giuseppe Pollini, Gigi Franchini e Susy Picchio, accompagnata dalle maestre Brunella Nova (pianoforte), Alessandra Nova (violino) e Maria Luisa Faroni(flauto).
Nel 2009 Ezia aveva in programma 20 concerti italiani, ma dopo il primo (Lodi, 14 aprile) accusò i primi sintomi della malattia che l’avrebbe portata a spegnersi il 21 maggio 2013.
Anche a Roè Volciano, il suo amato paese natale, si esibì nel 1994 con il baritono Oriè Tadamichi e il tenoreRubens Pelizzari, allora al suo primo concerto e oggi proiettato verso una brillante carriera.
L’ultimo concerto nella cittadina bresciana avvenne il 28 luglio 2001 con Giuseppe Pollini, Gigi Franchini, Maria Luisa Faroni, Alessandra e Brunella Nova.

Artista unica per sensibilità, umanità, sincerità e temperamento, Ezia è stata considerata la Regina dell’Operetta, così come Febo Conti la definì dopo averla udita al Teatro Kursaal di Montecatini Terme. Determinata negli obiettivi, non scese mai ad alcun compromesso, detestando l’ambiguità e i sotterfugi presenti nell’ambiente artistico.
L’ultimo addio al Soprano Ezia Tobanelli, che riposa nel cimitero di Roè Volciano, alle spalle della chiesa di San Pietro, è stato da parte dell’amato marito Claudio che, insieme al tenore Mario Malagnini, le ha dedicato la famosa romanza Tu che m’hai preso il cuor, un’aria tratta dall’operetta Il paese del sorriso di Franz Lehar:

Ti vedo tra le rose ti dico tante cose

se il vento lieve t’accarezza

un profumar di giovinezza

mi fa tremar

la notte sogno tremando di te

quale incantesimo il mio cuor

sul tuo cuor

mentre si chiudono le pupille tue d’or.

Tu che m'hai preso il cuor...

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Intervista al soprano del 05-06-14 ad Asiago

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